Un invito e una proposta al dottor Cavallo, responsabile gruppo vaccini dell’ACP

Egregio Dott. Cavallo,


La prego di credere che se perduro nella replica non è per spirito polemico né per mania di protagonismo ma perché vorrei capire.

È con vero piacere (mi creda, senza ombra di ironia) che riconosco nella sua risposta la libertà di giudizi che ho avuto modo di leggere in sue pubblicazioni o in precedenti comunicati della sua Associazione. A me sembra infatti che su certi punti vi sia pieno accordo: li riassumo per quanti hanno la pazienza di leggere questa nostra corrispondenza: una critica rivolta a “certi programmi vaccinali”, alla necessità di attenta e aggiornata sorveglianza epidemiologica, all’incongruenza di aumentare l’offerta vaccinale senza prove di sicurezza e di efficacia, i dubbi sull’efficacia della vaccinazione antinfluenzale, dell’HPV e dell’antipneumococcica, la necessità di superare il federalismo vaccinale, la carenza della cultura vaccinale e la cattiva qualità delle informazioni fornite ai genitori, la sottostima delle sospette reazioni avverse. Non ha esplicitato la sua opinione sulla vaccinazione universale antirotavirus, sull’antipneumococcica agli anziani, sull’antiHPV ai maschi, o sull’introduzione della vaccinazione antimeningococco B nonostante un’istruttoria con giudizi non esattamente entusiastici, ma comprendo la sua timidezza nel constatare che su così tanti aspetti della politica vaccinale abbiamo lo stesso pensiero.

Per questo evito toni polemici e tralascio alcune argomentazioni che potrebbero ostacolare il dialogo e rispondo solo su due punti fondamentali. Il primo riguarda l’esistenza dei danneggiati dalle vaccinazioni, su cui mostra, di non avere adeguate informazioni (come la stragrande maggioranza degli italiani, sia medici che persone non addette ai lavori) perché mai il Ministero ha fornito cifre ufficiali, nonostante più volte sollecitato. Le persone danneggiate dalla pratica vaccinale sono riunite in un’Associazione, il CONDAV (Coordinamento Nazionale Danneggiati dalle Vaccinazioni) e sono 623 quanti percepiscono un indennizzo essendo stato riconosciuto da parte del Ministero o dell’Istituto Superiore di sanità che l’invalidità di cui sono affetti è stata causata proprio dalla somministrazione di un vaccino. A queste sono da aggiungere un’altra decina di persone che hanno ottenuto il riconoscimento ma sono in attesa dell’elargizione dell’assegno di indennizzo e un altro centinaio per cui è stato ammesso il nesso di causalità tra vaccinazione e invalidità ma che non percepiscono l’indennizzo per aver presentato la domanda in ritardo rispetto ai termini legali. Sono i “fuori termine”, parola odiosa, insopportabile, sono persone danneggiate due volte, dalle vaccinazioni e dalla burocrazia. Le ricordo soltanto che dopo la Legge 210/92 è stata emanata la Legge.229/05 proprio per distinguere tra i danneggiati dalla pratica vaccinale da quanti hanno riportato danni da trasfusioni e emoderivati. Se dubita dell’esistenza di queste persone, provi a chiedere al Ministero e all’Istituto Superiore di sanità conferme o smentite. O, se preferisce, venga a conoscerli personalmente, magari nel corso di una loro assemblea. Ogni anno si svolge in ambito strettamente istituzionale una manifestazione di ricordo dei danneggiati dalle vaccinazioni; quest’anno l’appuntamento è per il 2 dicembre alle 14 presso un’aula della Camera dei deputati, la Sala del Refettorio in Via del Seminario 76, Palazzo San Macuto. Sono certo che vorranno invitarla e l’accompagnerò volentieri: potrò constatare da solo l’esistenza di danneggiati da tutte le vaccinazioni e non solo dall’antipolio. Io ho fiducia nella magistratura, non critico i giudici. Accetto la sentenza sulla vicenda di Trani in cui non è stato riconosciuto il nesso tra l’assunzione dei vaccini e l’insorgenza dell’autismo in due fratelli (quando la relazione del collegio dei tre periti sarà resa pubblica vedremo se le anticipazioni apparse sui giornali sono corrette) e, allo stesso modo, constato che, spesso dopo tre gradi di giudizio, il rapporto di causalità tra danno e somministrazione vaccinale è stato sancito dalla Legge. Ed alla Legge mi attengo.

Non mi accusi però di fare il gioco delle tre carte, egregio collega, perché lei ne è un maestro indiscusso. All’affermazione dell’Institute of Medicine, che sono pochi o inesistenti gli studi che hanno confrontato lo stato di salute dei bambini vaccinati con quello dei bambini vaccinati, o sugli effetti a lungo termine sulla salute di un programma vaccinale che prevede la somministrazione di 15 vaccini nei primi 15 mesi di vita, avrei immaginato una risposta ricca di voci bibliografiche di STUDI INDIPENDENTI capaci di smentire questa importante citazione. In assenza di questi dati, la risposta è che non sono state riscontrate correlazioni tra i vaccini e una serie di patologie. Io stesso ho riportato come “l’evidenza disponibile sia rassicurante” e non ho affermato che i vaccini causino l’autismo (come quasi lascia intendere) ma ho ribadito che la ricerca attuale non è stata progettata per valutare gli effetti di un programma vaccinale così esteso a distanza di anni. Lei ha evitato di entrare nel merito del punto centrale del mio ragionamento, i rischi della iper-immunizzazione, ricorrendo a una divertente storiella degna di Moni Ovadia ma assolutamente fuori luogo. Proprio perché sono consapevole della necessità di studi indipendenti su questo aspetto cruciale della pratica vaccinale, ho formulato una proposta che non ha ricevuto risposta. Se l’Associazione Culturale Pediatri sostiene nelle parole di Laura Reali di essere “sempre stata pronta al confronto aperto, proprio perché ha a cuore la salute dei bambini e ha sempre fatto della valutazione critica delle prove scientifiche pubblicate lo strumento fondamentale di valutazione, per poi prendere le decisioni cliniche più appropriate in ogni ambito medico, compreso quello delle vaccinazioni” e se anche lei è d’accordo con Tom Jefferson sulla necessità di “avere a disposizione studi indipendenti per valutare efficacia, priorità, rapporto costo/beneficio di ogni intervento di profilassi” le rinnovo l’invito per la realizzazione di due studi: uno retrospettivo sul confronto dello stato di salute dei bambini vaccinati e di quelli non vaccinati, offrendo la massima disponibilità a disegnarne insieme il progetto, stabilirne le finalità e le metodologie, a garantirne l’assoluta indipendenza e a pubblicarne i risultati qualunque essi siano; e un secondo studio caso-controllo sull’ efficacia della vaccinazione antinfluenzale in pediatria. Unica condizione sarà l’assenza di conflitti d’interessi che riconosco alla sua Associazione, ma non all’autorevole P. Offit, da lei citato,prestigioso accademico statunitense consulente di Merck, sviluppatore di RotaTeq [vaccino contro il Rotavirus], nonché Direttore del Vaccine Education Center at Children’s Hospital of Philadelphia che ha ottenuto finanziamenti sempre da Merck e presedente di vari Consigli consultivi, come Immunization Action Coalition finanziato dall’industria farmaceutica.

Voglio evitare ogni polemica, ripeto, e per questo mi fermo qui. Non sento la necessità di fornire attestazioni di fede perché ritengo, citando Karl Popper, che la verità, nella scienza, non sia un dato di fatto acquisito e immodificabile, ma un cammino della ricerca. “Tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale…Noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l’eliminazione di errori… La scienza è fallibile perché la scienza è umanaLa scienza è ricerca della verità. Ma la verità non è verità certa.”

Dottor Eugenio Serravalle

Pediatra Presidente AsSIS.

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

1 Comments

  1. Giacomo Restellisays:

    Dott. Cavallo, la richiesta è semplice e legittima. Questa può essere finalmente l’occasione per un confronto limpido sull’utilità delle vaccinazioni pediatriche.
    Tirarsi indietro o peggio continuare ad ignorare il confronto non può portare ad altro se non alla diffidenza verso medici ed istituzioni.
    In ambito vaccinale questa già vacilla, in Italia e in europa.
    Il risultato di un non-confronto sarebbe per me, genitore, e per migliaia di altri mamme e papà, l’ammissione implicita che la vostra decantata nave sicura fa, in realtà, acqua da troppi buchi.
    Avete forse paura o qualcosa da nascondere?

Comments are closed.