Tre modi di giocare al pallone.

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Gavino chiama il figlio Pasquale e dice: “Vai a cambiarti le scarpe, metti una tuta, oggi t’insegno a giocare al pallone”. Vanno in un campo dietro casa e il padre dice al figlio: “Prendi quei sassi, sono i pali della porta. Tu fai il portiere. Tu devi parare la palla che io ti lancio. Se non ci riesci, smettiamo subito perché devo lavorare”. Gavino inizia a tirare, ogni volta, naturalmente, fa gol. “Non ci riesci proprio, devi buttarti prima, devi anticipare il tiro, devi essere più veloce. Vai a raccogliere la palla. Sei un buono a nulla. Ti sei fatto male? Di che ti lamenti, non sei una femminuccia. Basta, smettiamo perché non sei proprio capace, non sei come me che alla tua età facevo certe partite…e vincevo sempre”
Mattia dice al figlio Kevin:” Oggi vuoi venire a giocare al pallone con me? Io adoro il calcio, e sono sicuro che piacerà anche a te, così potremo andare insieme allo stadio a vedere le partite. Ho parlato con un mio amico, che fa il custode di un campo di calcio vero, ci farà entrare. Prima passiamo dal negozio, così ti compro le scarpine da calcio.” Arrivati sull’erba del campo Mattia chiede e Kevin: ” Tu in che ruolo vuoi giocare? Quale palla usiamo? Vuoi tirare piano o forte? Vuoi correre? Aspetta, vado io a prendere il pallone che è finito oltre la rete. Se vuoi, t’iscrivo alla Polisportiva, così diventi un campione. Sei stanco? Vuoi bere qualcosa? Sei sudato? Ti diverti? Ti sei fatto male? Ti sei sbucciato un ginocchio! Per forza, è colpa di questo campo che ha delle zolle sconnesse… Hai vinto tu! Basta, vuoi smettere? Andiamo a casa a giocare a calcio alla Play”.
Mario ha sempre giochicchiato con la palla insieme al figlio Giovanni, in casa e nel cortile condominiale. Un giorno vanno insieme in un prato “a tirare qualche calcio al pallone”. Coinvolgono altri ragazzi per una partitella. Mario spiega le regole principali del gioco, come non commettere i falli, come si batte un corner, cos’è il fuorigioco. Dice che queste regole vanno rispettate perché così il gioco è più divertente. Incoraggia Giovanni, ma anche gli altri ragazzi, applaude qualche bella azione, rincuora chi sbaglia. Corre e suda cercando di raccogliere i passaggi sbagliati del figlio, fa del suo meglio per restituire bene la palla, si diverte con Giovanni e gli altri giocatori. Quando Giovanni si sbuccia un ginocchio, lo rassicura, pulisce la ferita con un po’ d’acqua, “ appena torniamo a casa, si disinfetta bene con l’acqua ossigenata, si mette un bel cerotto e via..” Alla fine Mario, col poco fiato rimasto, dice : “ Sono sfinito! Torniamo a casa, mettiti d’accordo con questi amici per un’ altra partita. Io però non gioco la prossima volta, magari farò l’arbitro!”

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