Si vivrà più a lungo, ma non in buona salute

Eurostat è l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea. Raccoglie ed elabora i dati dagli Stati membri dell’Unione Europea, fornendo un servizio informativo statistico di elevata qualità, con dati comparabili tra Paesi e regioni. Ci comunica che in Italia  l’aspettativa di vita è in costante aumento. Per il sesso femminile è aumentata dagli 81,5 anni del 1996 agli 84,5 del 2008. Un guadagno importante: 3 anni in 12 anni di aspettativa di vita in più non possono che rallegrarci.

Ma che tipo di vita, qual è la qualità prevista? Eurostat ci fornisce anche questa stima. Dal 1996 al 2003 abbiamo un aumento dell’aspettativa di vita SANA da 69,5 a 71,5 anni. Ma dal  2004 per le bambine italiane l’ aspettativa di vita SANA alla nascita inizia a diminuire, sino a crollare a 61 anni  (- 10 anni) nel 2008.

Analoga riduzione di aspettativa di vita sana alla nascita si registra per i maschi.

Anche in altri Paesi europei (non in tutti) si registra lo stesso fenomeno. Naturalmente non è compito di Eurostat spiegare le motivazioni di queste proiezioni. E non è in discussione l’efficacia e la capacità della medicina di curare e guarire. Una spiegazione possibile è legata al cambiamento delle cause che determinano la fine della vita. Fino agli anni ’50 queste dipendevano sostanzialmente da patologie acute, mentre oggi sono responsabili le malattie croniche-degenerative, che hanno un decorso lento, verso le quali la medicina moderna non è ancora capace di essere determinante. Cento anni fa le principali cause di morte erano: la gastro-enterite, la diarrea infettiva, la polmonite, la tubercolosi, la bronchite acuta, l’eclampsia infantile, la meningite, le malattie dell’infanzia. Sono andate scomparendo grazie al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della nostra società: nelle città acquedotti, fognature, raccolta e smaltimento dei rifiuti; nelle abitazioni acqua potabile, servizi igienici. Abbiamo a disposizione cibo a sufficienza , seguiamo regole di pulizia personale, viviamo in case illuminate e riscaldate, si lavora in condizioni meno difficili e si ha più tempo libero da dedicare a noi stessi. La medicina ha avuto un ruolo marginale nella sconfitta di queste malattie e nella riduzione della mortalità. Oggi le principali cause di morte sono le malattie cardio-vascolari (e cerebro-vascolari) ed i tumori, il diabete, le cirrosi epatica e l’enfisema polmonare, le malattie auto-immuni. Tutte malattie a lento decorso, che per questo riducono l’aspettativa di vita sana. Non voglio qui discutere dell’efficacia della nostra medicina: lo hanno fatto benissimo altri, primo tra tutti Ivan Illich (Nemesi medica L’espropriazione della salute Mondadori 1997) e recentemente Roberto Volpi (L’amara medicina Mondadori 2008).

Quello che continuo a chiedermi, a chiedere senza ottenere risposte: siamo proprio sicuri che praticare 14 vaccinazioni nei primi 15 mesi di vita di un bambino ( contro poliomielite, difterite, tetano, epatite b, pertosse, haemophilus influenza tipo B, pneumococco, meningococco, rotavirus, morbillo, parotite, rosolia, varicella ed influenza) che diventano 29 considerando i richiami, non abbiano un ruolo nell’aumento delle patologie allergiche o auto-immuni?

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