Purché stia buono

Filippo ha sei anni, frequenta la prima elementare e vive a Pisa. La mamma lavora a Firenze, il padre è agente di commercio e quotidianamente viaggia tra centro e nord Italia. Per questo Filippo è affidato alla pre-scuola fino alle 8,20, quando iniziano le lezioni. Alla loro conclusione Filippo è prelevato e condotto al dopo-scuola, dove fa i compiti e rimane sino alle 18,30. Verso quell’ora un genitore trafelatissimo riesce a riprenderlo per tornare a casa, dove giocherà alla Play Station sino alla cena consumata davanti la televisione, e andare a letto.

Per Filippo la casa è il posto dove ti svegliano per andare a scuola e dove ti riportano per andare a dormire.

Filippo è un bambino intelligente, vivace, curioso. Risente inconsapevolmente della situazione di una famiglia che non vive più come tale, e non riesce a trovare figure di riferimento, né nei genitori, né negli insegnanti o nei custodi che si alternano numerosi. Con il trascorrere dei mesi, a scuola è sempre più agitato, distratto, si alza spesso dal banco, chiede di uscire con mille pretesti. Arrivano le prime note, i primi giudizi, gli insegnanti affermano che è “distratto, agitato, irrequieto, ipercinetico, incostante, indisciplinato, molesto, aggressivo”. Le etichette, il marchio da cui non sarà facile sottrarsi.

Una visita medica emette finalmente la sentenza: Filippo è affetto da ADHD, deficit di attenzione e iperattività. La cura è uno psicofarmaco.

Non intendo addossare responsabilità particolari ai genitori, sono in tanti ad essere costretti a vivere così. Né alla scuola che certamente non può sostituirsi alla famiglia ma che pretende, a prescindere, comportamenti socialmente idonei. La nostra società richiede bambini tranquilli, socievoli, conformi e adattati, non importa se grazie a droghe. L’essenziale è non costringere chi sta intorno al bambino ad occuparsene davvero, a mitigare le sue delusioni affettive, a rispondere in modo costruttivo alla collera, alla rabbia, alla delusione, allo smarrimento. La risposta farmacologia alle richieste di Filippo insegna, a lui e a noi, che la fuga solitaria, oggi nel Ritalin, domani chissà in quale droga, sono l’unico modo di rapportarsi con la realtà. L’insidioso paradiso dei tranquillanti è il modo per spegnere la protesta di ogni Filippo, soffocarne il grido, reprimerne l’inquietudine, creare un vuoto silenzioso nel quali risuoni la voce del potere.

PS. Ho raccontato di Filippo ricordando e citando G. Maccacaro “Bambini e Valium. L’insidioso paradiso dei tranquillanti”. Corriere della Sera 6 marzo 1976

Dottor Eugenio Serravalle

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

7 Comments

  1. Alessiasays:

    Questo post colpisce dritto al cuore….. E mi fa ancora di più credere che la nostra società è sbagliata e ci porta ad errori sempre più grandi… L essere umano ha però la capacità di aprire gli occhi….

  2. Cinziasays:

    Lo sostengo da anni!!! La società pretende esseri tutti uguali conformati e non pensanti se possibile…

  3. Stefanosays:

    Fiero di avere un Dottore che prima del farmaco, usa la testa… Riflettiamo tutti…

  4. Camillosays:

    Purtroppo è l’amara realtà, questa società malata che ci hanno (o ci siamo) costruiti intorno, con il falso mito del lavoro che rende “nobili” ma in realtà schiavi, costringendoci a disperdere la nostra preziosa (e unica) esistenza nell’essere sempre indaffarati in cose assolutamente inutili, sia per noi che per il resto del mondo, questa società così genera mostri! Il tutto per poter avere il cosiddetto “pezzo di pane” a fine mese, per poter campare un po’, non tanto, toglierci qualche sfizio da consumatore (e pollo di batteria), farci (se va bene) una vacanzetta l’anno… Noi siamo fregati ormai, possiamo forse ancora salvare i nostri figli e i figli loro, ma ormai le speranze sono sempre più fioche, questo sistema sbagliato è voluto ed è stato pianificato negli anni da quelli che contano, dal capitale, dai grossi interessi, da quelli (pochi) che ci guadagnano insomma, noi abbiamo fatto solo la fine della rana lentamente bollita nell’acqua, piano piano, non ce ne siamo resi conto, ma ormai siamo bolliti!

  5. Lisasays:

    Mi viene da piangere a pensare a questi bambini ai qui apparentemente non sembra mancare nulla…di materiale, ma ai quali manca il fondamentale, tempo, affetto, attenzioni….e’ veramente un paradosso.

  6. Elisa Maria Moraccisays:

    È vero questa società è faticosa ma io penso che la prima e più grande medicina siamo noi genitori. Nel momento in cui mettiamo al mondo queste creature siamo chiamati a proteggerle e seguirle nel loro cammino e questo ruolo non può essere demandato ad altri. Io ho lasciato tutto per mia figlia. Non nego di avere tanti rimpianti ma ho scelto di dare la vita ad un bambino e questa scelta comporta non pochi sacrifici, non poche umiliazioni, non pochi conflitti interiori. Ma la strada è piuttosto chiara e se non la seguiamo perché dobbiamo per forza mettere sempre il nostro IO al primo posto, con tutti i nostri bisogni di gioia, benessere fisico e realizzazione personale beh…ecco che demandiamo il compito a qualcun altro sia esso un farmaco o la tv o chicchessia.
    È questo il messaggio più subdolo del nostro tempo: non siamo più capaci di essere responsabili per i nostri figli perché siamo troppo ripiegati su noi stessi. “E perché mai dovrei fare tutti questi sacrifici per un bambino?” …è una domanda difficile ma l’unica risposta che ogni giorno mi dico davanti a quello specchio è …per amore.

  7. Isasays:

    Bravissima Elisa,
    Quando i miei figli hanno iniziato il periodo dell’adolescenza, periodo più critico dei ragazzi, mi sono volutamente licenziata da un istituto di credito, per seguire la mia famiglia e sono veramente fiera della scelta fatta .
    Ora ho una figlia ingegnere nucleare e mio figlio laureando in ingegneria gestionale.
    Certo negli anni ho fatto da chef, da autista, da infermiera ma ti posso assicurare che non ho rimpianti ed ora, dopo questa pausa, mi sento pronta a rientrare nel mondo del lavoro.

Comments are closed.