Autismo e vaccini

Negli Stati Uniti 1 bambino su 110, nel Regno Unito 1 bambino su 64 è autistico. Le future generazioni sono esposte davvero ad un grande pericolo se non si capirà il perché. Non esistono dati condivisi sulle cause di questa “epidemia”: un gran numero di agenti tossici ed ambientali possono essere responsabili dell’insorgenza di disordini dello sviluppo in bambini geneticamente predisposti, insieme ad alterazioni o mutazioni genetiche, combinate con l’età avanzata dei genitori, e ad infiammazioni del cervello causate da virus o da vaccinazioni.(1) L’aumento vertiginoso di questa malattia fa paura: qualcuno cerca di tranquillizzarci affermando che l’incremento della diffusione dell’autismo non è reale, ma solo il risultato di nuove classificazioni delle diagnosi.

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Qualcuno ricorda l’H1N1?

La Commissione di Sanità Pubblica del Parlamento europeo ha approvato un documento proposto da Michèle Rivasi, europarlamentare verde francese, che critica l’Organizzazione Mondiale della Sanità per la gestione della pandemia “suina”. L’accusa è di aver modificato la definizione di “pandemia” durante l’epidemia dell’H1N1, innescando un allarme mondiale rivelatosi eccessivo.

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Tanti dubbi sul vaccino da meningococco Dal libro Bambini Supervaccinati

La sola parola-meningite-incute paura. Non c’è genitore che, dopo la notizia dell’ennesimo caso, prontamente riportato dai giornali, non si sia chiesto come sia possibile che ancora oggi si muoia di meningite, e come si faccia ad evitare questa malattia così terribile. L’informazione per i genitori, giustamente preoccupati, è affidata solo ai mezzi di informazione, e si muove sull’onda delle emozioni.

In realtà non esiste un vaccino contro la meningite. La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). La malattia generalmente è di origine infettiva, può essere causata da virus, da batteri o da funghi[1].

 

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Questa bizzarra campagna contro l’abuso di antibiotici

Una indagine epidemiologica statunitense su 1.401 bambini, valutati fino al sesto anno d’età, afferma che la somministrazione precoce di antibiotici è associata ad un rischio aumentato di asma e allergie, anche cutanee. L’effetto negativo degli antibiotici si è dimostrato particolarmente evidente nei bambini senza storia familiare di asma ed allergie.(1) E’ la conferma di altri lavori scientifici che hanno denunciato coma l ‘esposizione ad almeno un ciclo di antibiotici nel primo anno di vita sembra essere un fattore di rischio per lo sviluppo di asma infantile.(2)

Intendiamoci: nelle infezioni batteriche gli antibiotici rimangono un presidio efficace e prezioso, ma sono inutili nelle patologie causate da virus, le più frequenti tra i bimbi.

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Intelligenza e cibo spazzatura

Sono state analizzate le abitudini alimentari di 3.966 bambini inglesi. Questi sono stati suddivisi in tre gruppi: uno comprendeva quelli che consumavano regolarmente cibi ricchi di grassi e zuccheri (patatine confezionate, carni trasformate, piatti già pronti, dolci prodotti industrialmente), un secondo quelli che seguivano una dieta a base di carne, verdure e patate, e  un ultimo composto da quanti portavano avanti un’alimentazione ricca di frutta, verdure e pesce e cibo preparato in casa. Sono stati seguiti per alcuni anni, e, raggiunti gli otto anni e mezzo di età,  sono stati sottoposti a dei test per la valutazione del quoziente intellettivo. I bambini che, dall’età di tre anni, consumavano spesso cibi trasformati e ricchi di grassi e zuccheri, avevano un livello di intelligenza inferiore rispetto ai coetanei che  seguono una dieta più accorta. Le mie perplessità sulla misurazioni dell’intelligenza attraverso test “scientifici” rimangono, ma si rafforza la convinzione che meno spesso i bambini mangiano da McDonald’s, meglio è.

Kate Northstone, Carol Joinson, Pauline Emmett  Andy Ness, Tomáš Paus, Are dietary patterns in childhood associated with IQ at 8 years of age? A population-based cohort study Epidemiol Community Health doi:10.1136/jech.2010.111955

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