Non autismo ma bambini e autismi

 

autismo2Ho preparato l’esame di pediatria agli inizi degli anni Ottanta, studiando su tre libri. Il Manuale di Pediatria di E. Schwarz Tiene in 1439 pagine non cita mai l’autismo. Ne fanno una breve descrizione, appena una paginetta tra le varie psicosi, G.R Burgio e G. Perinotto in Pediatria essenziale. Nel Trattato di Pediatria di W. Nelson, U. Vaughan, due volumi di complessive 2171 pagine, l’autismo ne occupa appena due. E’ per questo che, quando ho visitato un bimbo autistico per la prima volta, ed ho letto la certificazione che attribuiva la sua condizione alla somministrazione di un vaccino, ho avuto la sensazione di inoltrarmi in un territorio sconosciuto, non ancora incluso nelle mappe della professione medica. Aveva quattro anni e un caschetto di capelli neri e lisci su un viso tondo e pallido. Entrò nella stanza dell’ambulatorio come danzando perché camminava sulla punta dei piedi e teneva lo sguardo in alto, come vedesse qualcosa sul soffitto. Che rigirasse un giocattolo tra le mani, lo scagliasse contro il muro, salisse o scendesse ininterrottamente dalla bilancia, frullasse le mani nell’aria a farfalla o accendesse e spegnesse l’interruttore della luce, sul suo viso c’era una totale assenza di emozioni. Né quell’espressione cambiò quando gettò a terra i teli che ricoprivano il lettino dell’ambulatorio, o quando si bloccò davanti ad un poster oscillando sempre sulla punta dei piedi. Lo squillo del mio telefono gli fece gettare un urlo, poi s’infilò nel pertugio della porta-finestra lasciata socchiusa e subito dopo corse dietro la scrivania per afferrare i cavi del computer.

Il padre lo bloccò, chiedendomi di visitarlo, ma era una parola: viveva la visita come un’aggressione e si comportava di conseguenza, scalciando. Di colpo si paralizzò e s’irrigidì come un ramo morto. Rinunciai a spogliarlo e lo visitai per quanto mi fu possibile. Avrei voluto soprattutto stabilire un contatto, tirargli fuori una parola di bocca, suscitare uno sguardo che per un attimo fissasse un oggetto, uno strumento con cui lo visitavo. Ma non ci fu verso. Il bambino era diventato autistico dopo la vaccinazione, come si leggeva nella certificazione che la mamma mi mostrò. Esercitavo la pediatria da quasi vent’anni e non avevo conosciuto questa malattia con cui oggi devo confrontarmi quotidianamente. Non a caso: l’autismo è aumentato progressivamente in tutti i Paesi industrializzati. Gli ultimi dati del CDC (Centre of Desease Control and Prevention) riportano che colpisce 1 bambino ogni 68 all’età di 8 anni con maggior prevalenza tra i maschi. Ormai ogni pediatra costata il drammatico aumento di pazienti con difficoltà dello sviluppo neurologico. Chi minimizza il fenomeno sostiene che la crescita rapida dei casi si deve a una maggiore consapevolezza del problema tanto nelle famiglie quanto nei medici, e a migliori diagnosi. Sarebbero oggi classificati come autistici bambini che fino a qualche decennio fa avrebbero ricevuto una diagnosi, per esempio, di ritardo mentale. In realtà, come osserva in un’intervista sul TIME (29 marzo 2012) Mark Roithmayr, presidente di Autism Speaks, un’associazione di ricerca e di supporto all’autismo, una migliore diagnosi può spiegare al massimo la metà dei casi in aumento, ma non oltre.

Le cause sono ancora oggetto di studio e di contrastanti dibattiti. L’unico punto su cui c’è accordo sembra essere l’affermazione che appare problematico attribuire ad un’unica “causa biologica” una condizione ancora non definita con esattezza, che, data l’ampia varietà di quadri clinici e di cause etiologiche, la complessità e le incertezze sulle conoscenze scientifiche, non si può racchiudere in un’ unico termine. Più che di “autismo” sarebbe più opportuno parlare di “autismi”, o, meglio ancora, sarebbe il rinunciare alle etichette e concentrarci su quel bambino che magari non sa giocare, comunicare, esprimere le proprie emozioni, che vive in una condizione di isolamento perché le interazioni sociali sono precluse ai diversi, ma che sa offrirci la ricchezza della sua diversità, da cui tutti abbiamo da imparare.

Non esistono certezze sui meccanismi d’insorgenza della malattia. Le ipotesi basate esclusivamente sulle alterazioni genetiche, anche fossero confermate, verrebbero a spiegare solo una parte dei casi di autismo, il 5% secondo alcuni, al massimo il 30% secondo altri. L’ incremento dell’autismo ha raggiunto picchi talmente elevati come nessuna malattia genetica ha mai registrato. Più che alla genetica bisogna guardare all’epigenetica, cioè ai fattori che possono attivare o disattivare uno o più geni nel corso della vita degli individui. Disbiosi intestinale, intolleranze alimentari, mal digestione, malassorbimento, aumento della permeabilità intestinale, accumulo di metalli tossici, patologie gastro-intestinali di vario tipo, inceppamento dei circuiti di disintossicazione, stress ossidativo sono condizioni comuni in questi bambini, che si possono ricercare con esami, a volte costosi, e non rimborsati dal Sistema Sanitario che, nelle Linee Guida ufficiali non ne riconosce l’importanza: l’autismo è visto esclusivamente come una patologia neuro-psichiatrica. Eppure è un dato accertato la stretta correlazione funzionale tra il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario, entrambi alleati e corresponsabili nel mantenimento dell’equilibrio di salute del nostro organismo. L’apparato gastro-intestinale, che secondo alcune statistiche, presenta quadri patologici nei bambini autistici 7-8 volte su 10, è sicuramente l’organo immunitario più esteso del nostro organismo, capace di contenere sino all’ 80% delle cellule produttrici di immunoglobuline. Molti bimbi autistici presentano un’importante infiltrazione panenterica di linfociti ed eosinofili, cellule che producono le immunoglobuline. E’ spesso presente una patologica attivazione della microglia e delle strutture immunitarie cerebrali. Se queste conoscenze si amplieranno, se la patogenesi autoimmunitaria dell’autismo, o per meglio dire di alcuni autismi, troverà conferma, potremo capire cosa scatena la malattia. Un miglioramento della sintomatologia gastro-intestinale attraverso la dieta e l’uso di probiotici adeguati si riflette nel comportamento generale del bambino, sulle sue capacità neuro-psichiche.

L’aumento del numero dei casi ha riguardato principalmente l’autismo regressivo, che colpisce quei bambini che sino a una certa età avevano presentato uno sviluppo psico-motorio regolare, e poi, all’improvviso, presentano la regressione. E’ come se si spegnesse d’un colpo la luce: si perde il contatto oculare, cambia l’espressione degli occhi, del viso, le parole imparate non sono pronunciate più. Ho visto fotografie e filmati che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa questa metamorfosi che, nei racconti dei genitori, inizia a volte dopo la somministrazione di un vaccino. Non sempre, naturalmente, è così: ho in cura anche bimbi autistici non vaccinati. Ma nelle forme regressive le narrazioni della storia di tanti bambini sembra l’esatta copia di quella di altri.Non siamo in grado di spiegare le cause di questa regressione, che a volte è davvero velocissima, ma si afferma sempre che la concomitanza con le vaccinazioni è una semplice coincidenza. Tra mille incertezze su questa malattia ancora misteriosa, l’unica cosa certa sarebbe che il programma vaccinale non ha interferenza alcuna. La prova? Una manciata di studi che hanno escluso ogni possibile collegamento. Che molti di questi studi siano stati condotti con il finanziamento diretto o indiretto delle ditte farmaceutiche che producono i vaccini è considerato irrilevante, come irrilevanti sono le ricerche alternative compiute in questi anni e che invece dimostrano un possibile legame quantomeno tra i vaccini e alcune problematiche dei bambini con autismo. A oggi, fino a quando le nostre conoscenze non si amplieranno ulteriormente, possiamo solo affermare che se la causa dell’autismo fosse solo genetica non si potrebbe spiegare come mai a casi non suscettibili di miglioramento se ne contrappongano altri in cui si è verificato una notevole regressione dei sintomi ed un recupero significativo degli aspetti psico-emotivi che l’autismo pregiudica. E che alcuni sono guariti da questa che appariva come una malattia incurabile.

Primum non nocere è l’imperativo che ogni medico dovrebbe seguire nel prescrivere una terapia. Nel caso dell’autismo c’è un rilievo particolare, sia per la complessità della sindrome, che per l’attuale stato della ricerca scientifica ufficiale non ancora in grado di proporre trattamenti che possano migliorare la qualità della vita della persona con autismo e della sua famiglia. L’approccio esclusivamente neuropsichiatrico, che segue solo le ipotesi genetiche propone trattamenti riabilitativi, psicomotricisti e logopedici, e anche terapie con psicofarmaci, senza valutare il ruolo delle patologie intestinali e neuro-immunitarie, l’ importanza di una alimentazione adeguata ai problemi presenti, la necessità di detossificazione dell’organismo e del recupero funzionale di circuiti molecolari deficitari. E’ vero, tutto questo non trova spazio nelle Linee guida……. eppure oggi si va diffondendo anche in Italia, sulla scorta dell’esperienza internazionale, la consapevolezza delle possibilità di recupero e si vanno intensificando gli interventi multidisciplinari suggeriti dalle ricerche più recenti, senza naturalmente tralasciare le terapie di neuro-riabilitazione.

Occorre assicurare la libertà di scelta: ognuno di noi ha diritto a scegliere la cura più efficace per la patologia che presenta. E’ un diritto della persona con autismo e dei genitori essere informati sulle diverse possibilità di trattamento, sulla loro efficacia, già sperimentata o ipotetica, per poter scegliere con maggiore consapevolezza possibile. I protocolli, le indicazioni standardizzate non sono sufficienti. Solo la personalizzazione degli interventi può assicurare una buona risposta terapeutica, partendo dalla conoscenza della storia personale e familiare del paziente, e dalla valutazione clinica, come dovremmo fare sempre in questa professione in bilico tra scienza e arte.

 

 

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6 Comments

  1. Dottor Serravalle
    Mi chiedevo se lei sia a conoscenza delle 5 leggi biologiche scoperte dal dottor Hamer. Perché vede, Hamer una spiegazione all’autismo l’ha trovata e torna perfettamente con i casi di autismo legati ai vaccini, ma anche ai casi non legati ai vaccini.
    Ovviamente, se al solo nominare il Dottor Hamer le si sono rizzati i capelli, dimentichi pure la mia e-Mail.
    Cordiali saluti
    BB

  2. Crescenzo Murolosays:

    Veramente io più che “Una manciata di studi che hanno escluso ogni possibile collegamento [dei vaccini con l'autismo]” devo dire che non ne ho visto ancora uno di questi studi che escludono ogni possibile collegamento infatti tutti gli studi che ho visto [ma potrebbe essercene di quelli che non ho visto, e mi piacerebbe conoscerli] dicono, con infinite variazioni lessicali, che “non ci sono evidenze di collegamento..” che in termini giudiziari significa che non ci sono prove di colpevolezza del vaccino, ma questo non significa automaticamente che il vaccino è innocente (se si fa uno studio che dura qualche anno e confronta vaccinati e bambini senza vaccinazioni allora il risultato comincerebbe a essere una cosa seria: se Bill Gates mi finanzia glielo organizzo io lo studio).

  3. Crescenzo Murolosays:

    dimenticavo di dire che non sono un medico, ma il buon senso non necessariamente deve per forza essere medico
    .

  4. Luisasays:

    Dott.Serravalle, nel suo post parla della incidenza dell autismo che colpisce 1 bambino ogni 68, all età di 8 anni. Ciò significa che un individuo apparentemente sano può sviluppare la sindrome autistica in qualunque età? Anche dopo i tre anni? Pensavo che nel momento in cui il sistema nervoso avesse finito il suo sviluppo non potesse sviluppare tale malattia. Quindi chiunque potrebbe veder regredire le proprie capacità neurologiche?

  5. Ginevrasays:

    Salve dott. Serravalle,
    Potrebbero invece esserci dei collegamenti tra autismo e abuso della tecnologia?
    Ci sono degli studi su questo tema? E quali possono essere le conseguenze ad ora conosciute delle onde di telefonini e apparecchi elettronici sui bambini? Del resto anche l’utilizzo smodato di questi ultimi inizia dagli anni 80.
    Grazie

  6. Angelica Barbierisays:

    Vorrei che tenesse in considerazione,. nonostante il sicuro scetticismo, questa mia canalizzazione. Può farne quello che vuole..a me interessa solo che si tengano in considerazione altre cause, che non quelle che per ora sono davvero limitanti per questa patologia. Tra l’altro la sperimentazione non è nemmeno invasiva.

    Grazie…

    http://shamballah.altervista.org/autismo.html

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