Mille modi per promuovere il latte artificiale

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Ancora poche donne riescono a seguire le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di molte Associazioni professionali e del Ministero della Salute che raccomandano l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e il suo prolungamento finché mamma e bimbo lo desiderano. Scopo di questo intervento non è accusare o giudicare chi non ha potuto o voluto allattare il proprio bambino, ma segnalare come strategie commerciali precise orientino e determinino la sostituzione del latte materno con il latte artificiale, nelle sue varie forme, tipo 1, tipo 2, o tipo 3 (perché la fantasia delle strategie di marketing è inesauribile). La pubblicità degli alimenti per i bambini occupa ampio spazio nelle riviste per i genitori: arriva sino al 26% del totale della pubblicità in tre delle pubblicazioni più diffuse, e Il 7% di queste inserzioni riguarda proprio il latte di formula.

Per disciplinare la promozione commerciale del latte artificiale e dei prodotti alimentari per l’infanzia, OMS e UNICEF hanno approvato nel 1981 il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, cui hanno fatto seguito numerose risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità. In Italia è proibito ogni tipo di pubblicità per il latte di formula del tipo 1 raccomandato fino a sei mesi di età, in base alle norme sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno (Decreto del Ministero della Sanità n. 82 del 2009) che ha recepito la Direttiva dell’Unione Europea n. 141 del 2006.In realtà molti ospedali promuovono ancora il latte artificiale, indicando al momento della dimissione del neonato, anche la marca del latte in polvere, come denunciato dall’inchiesta del Fatto Quotidianohttp://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/05/08/maternita-promuovere-il-latte-artificiale-e-illegale-ma-gli-ospedali-indicano-anche-la-marca/504337/.

Non ci sono invece limiti alla promozione commerciale del latte di “proseguimento” (formula 2), consigliato tra i 6 e i 12 mesi o del latte “crescita” dai 12 ai 36 mesi. Alcuni studi svolti nel Regno Unito e in Australia hanno dimostrato quanto sia difficile per le donne incinte e le madri distinguere la pubblicità del latte di proseguimento o di crescita dalla pubblicità della formula 1, e lo studio italiano che riportiamo ha confermato che lo stesso avviene per le mamme italiane. Si tratta di uno studio osservazionale condotto in otto città: del Nord (Trieste, Bergamo, Milano, Carpi), del Centro (Ancona, Roma) e del Sud Italia (Messina, Palermo), che rappresentano diverse aree geografiche del Paese con differenti tassi di allattamento. Alle madri sono state mostrate sei immagini di latte di formula 1, selezionate tra quelle con la maggiore quota di mercato, ed è stato loro chiesto se ne avessero mai vista la pubblicità. Poiché questa è vietata dalla legge italiana, la risposta attesa avrebbe dovuto essere negativa. Dopo aver osservato le 6 immagini di latte di formula 1 proposte, l’81% (455) delle madri ha dichiarato di averne visto la pubblicità. Di queste, quasi l’84% ha dichiarato di aver visto pubblicizzato latte di formula 1 Mellin, di gran lunga il più popolare; il 52% aveva visto Nestlé, il 31% Plasmon e Aptamil, il 28% Hipp e il 25% Humana. Le madri pensavano di averle viste in televisione (66%), riviste (62%), cataloghi (32%), opuscoli (23%), siti web (15%) o in occasione di fiere e conferenze (4%).

E’ stata poi mostrata l’immagine di un latte di formula 2 ed è stato chiesto che prodotto fosse pubblicizzato e di spiegare il significato del numero 2 e la presunta età del bambino raffigurato nella pubblicità. Solo una donna ha risposto correttamente “latte di proseguimento”, la maggior parte (33%) ha detto genericamente “latte di formula”, il 31% genericamente “latte”, il 19% una specifica marca di latte, il 5% latte per bambini, il restante 12% ha dato risposte generiche. Il 65% delle donne non era in grado di comprendere il significato corretto del numero 2.

Le madri sono state poi invitate a rispondere a domande più dettagliate sull’esposizione alla pubblicità e su come ne interpretavano i messaggi. Il 69% riteneva che la pubblicità suggerisse che il prodotto garantisce un’adeguata crescita e sviluppo, il 56% che rinforza il sistema immunitario, il 14% che è conveniente, il 9% che rende i neonati sani e più felici, il 4% che migliora lo sviluppo del cervello.

Val la pena di ricordare che l’utilità del latte di proseguimento è discutibile: è stato infatti ritenuto non necessario da una risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Sanità che sostiene: “Oltre a essere inutile, il latte di proseguimento non è adatto se utilizzato come un sostituto del latte materno dai sei mesi di età in poi”, e aggiunge che “le formulazioni attuali portano a una maggiore assunzione di proteine e basso apporto di acidi grassi essenziali, ferro, zinco e vitamine del gruppo B rispetto a quelli raccomandati dall’OMS per un’adeguata crescita e sviluppo di neonati e bambini”. Alcuni sono arricchiti con zuccheri e aromi come vaniglia e cioccolato. Non è mai stato dimostrato che le loro caratteristiche nutrizionali siano importanti per salvaguardare la salute dei bambini Non risultano studi indipendenti che ne provino l’utilità. Anche secondo l’EFSA (European Food Safety Agency) non esistono elementi per ritenere utile l’uso di questi prodotti nei bambini da uno a tre anni.

E’ da rilevare che non c’è niente d’illegale in tutto questo perché le pubblicità del latte di proseguimento o di crescita sono consentite dalla normativa. Il problema è che sono percepite da molte donne incinte e da molte madri come pubblicità di latte di formula 1, che è invece vietata dalla legge. Nel corso del primo anno di vita, sia le formule per lattanti che le formule di proseguimento servono a sostituire il latte materno; pertanto, la commercializzazione di entrambi i gruppi di prodotti dovrebbero rispettare il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno. La maggior parte delle donne incinte e delle madri coinvolte nello studio ha mostrato poca conoscenza dei diversi tipi di formula per le diverse età che sono disponibili sul mercato. Sono confuse dalla numerazione che appare sulle etichette, che hanno tutte lo stesso aspetto, e dall’età indefinita dei bambini ritratti nelle pubblicità. Sarebbe importante l’azione dei pediatri, che però, essendo il target prioritario delle attività di marketing, spesso sono indotti a consigliare un uso della formula non corrispondente alle reali necessità.

La ricerca conferma che la pubblicità delle formule di proseguimento, e di qualsiasi altro sostituto del latte materno, può tradursi in una promozione di prodotti che la legge non permette di pubblicizzare. Questo è potenzialmente dannoso perché potrebbe ridurre i tassi e la durata dell’allattamento, o per lo meno frenarne la crescita. Questo tipo di messaggi pubblicitari dovrebbe essere soggetto a restrizioni molto maggiori rispetto a quelle adesso in uso nella maggior parte dei Paesi.

  FONTE: Cos’è quel 2? La pubblicità delle formule di proseguimento nella percezione delle donne italiane CATTANEO A et all, tra cui IL GRUPPO DI RICERCA SULLE FORMULE DI PROSEGUIMENTO Medico e Bambino 2016;35:177-182

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