Malati e non saperlo

Non è la prima volta che un branco di ragazzi tortura e uccide una persona anziana e fragile. Le cronache raccontano spesso di gruppi di adolescenti e giovani che infieriscono su persone senza dimora, su extracomunitari, su omosessuali, su donne, su semplici passanti. Bullismo, aggressività, ignoranza, violenza, egoismo, onnipotenza, superficialità, prevaricazione muovono i comportamenti dal branco che individua nelle persone considerate diverse le vittime da annientare. Quello che colpisce della vicenda di Manduria non è solo la disperata condizione di quei giovani che hanno perso il sentimento della compassione e vivono l’assenza di affettività e di emotività prevaricando e usando violenza contro tutto e contro tutti. Colpisce ancora di più l’assenza di reazioni da parte di quanti sapevano e non sono intervenuti, i compagni che hanno visto i filmati sui social e hanno taciuto, i vicini di casa che hanno abbassato le tapparelle delle finestre e serrato le porte, le famiglie che hanno abdicato all’obbligo educativo, la scuola incapace di insegnare il rispetto dei diversi.


Quante volte tutti noi ci siamo resi complici, quante volte abbiamo girato la testa dall’altra parte, rinunciando ad intervenire davanti a soprusi piccoli e grandi, quotidiani o straordinari?
E’ il sintomo di una società profondamente malata, è il simbolo dell’incapacità di intervento da parte della medicina attuale, che non ha saputo aggiornare nei fatti il concetto di salute, e che continua a credere che esista un farmaco per ogni patologia. La salute è ancora soltanto l’assenza di malattia, è definita non per quello che è, ma per quello che non è. Non c’è stata una riflessione collettiva sull’assenza di salute non solo nei ragazzi del branco, ma in una comunità che non è mai stata educante, che è malata come gli stessi autori della violenza diretta. Per realizzare concretamente pratiche di prevenzione e promozione della salute occorre svilupparne la visione olistica, realizzando interventi che vedano insieme medicina, sanità pubblica, psicologia, sociologia, pedagogia, antropologia culturale. Il modello dominante di medicina è incapace di fronteggiare queste patologie sociali che non possono essere ridotte a un mero problema di ordine pubblico. Bisogna curare, come si cura una malattia organica, guarire, come si guarisce un’infermità, senza separare l’ambito individuale da quello sociale, e soprattutto occorre prevenire, cioè tutelare e promuovere la salute. Ci sono moltissimi modi di essere malati ma uno solo di essere sani: realizzare la pienezza del benessere psicofisico e sociale individuale coniugandolo con quello collettivo. E’ questa la vera immunità di gruppo che è urgente ricostruire all’interno della nostra società.

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