Il diritto di giocare a pallone.

Ho compilato l’ennesimo certificato di idoneità sportiva non agonistica per un bambino di sei anni iscritto a una scuola calcio. E’ davvero triste costatare che non sia più possibile giocare a pallone in un campetto con degli amici perché ormai è d’obbligo frequentare una società sportiva.

 

Che bambini che avrebbero diritto solo a divertirsi siano arruolati, censiti con cartellini e varie trappole burocratiche, e spinti a un agonismo esasperato. Che alcuni siano tenuti in panchina, cioè esclusi dal gioco attivo, perché non abbastanza bravi, perché poco impegnati negli allenamenti, perché poco dotati agonisticamente. Che si commerci sui “cartellini” di questi bambini, che sia attribuito un valore economico a chi avrebbe diritto alla spensieratezza e allo svago. Che l’organizzazione di molte società sportive diseduchi alla partecipazione festosa, alla crescita psico-fisica di bambini e famiglie. Ricordo il titolo di un giornale del dicembre scorso. Juventus- Udinese: non possiamo ignorare gli insulti dei bambini: gridavano “merda” a squarciagola ogni volta che il portiere dell’Udinese rinviava il pallone. Erano tutti bambini affiliati a società calcistiche.

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