“Il bimbo andrà all’asilo, devo vaccinarlo?”

ImpfungE’ una delle domande più frequenti che mi sono rivolte. Naturalmente bisogna distinguere tra le varie malattie. Il tetano non si trasmette da bambino a bambino ma solo con una lesione profonda contaminata dalle spore del batterio. Non si può contrarre mettendo in bocca terra o altro. Il rapporto sessuale o la trasmissione per via sanguigna sono le uniche modalità di contagio di epatite B, per questo non è mai stato descritto un caso di questa malattia come conseguenza della frequenza dell’asilo. La poliomielite è scomparsa dall’Italia dal 1982, la difterite dal 1991. Queste sono le 4 vaccinazioni obbligatorie. Tra le facoltative c’è dal 2004 anche la vaccinazione contro lo pneumococco. L’efficacia nel prevenire la meningite da pneumococco non è evidente, almeno leggendo i dati della diffusione della malattia nel nostro paese: siamo passati dai 966 casi del 2003 ai 1179 del 2012. Qualcuno afferma poi che dovrebbe prevenire le polmoniti da comunità (lo pneumococco è uno specialista di questo genere d’infezioni). I dati della letteratura ci dicono qualcosa di più importante. E’ vero che a distanza di 10 anni dall’introduzione del vaccino c’è stata una significativa riduzione dei ricoveri per polmonite negli USA nei bambini sotto i due anni e negli anziani ultrasettantenni. Ma il problema è la selezione dei ceppi “cattivi” apportata dal vaccino e dello straordinario aumento, in tutto il mondo, a seguito della vaccinazione PCV-7 dell’empiema e delle polmoniti complicate. Insomma abbiamo una riduzione delle patologie più lievi, e facilmente curabili, con un aumento di quelle più gravi e difficili da curare. Questo perché lo pneumococco non è un unico germe, ma a una famiglia composta da una novantina di tipi differenti. La somministrazione di massa ai bambini del vaccino attivo per 7 sierotipi ha provocato l’aumento di incidenza di infezioni provocate dagli altri sierotipi (cioè di quelli non contenuti nel vaccino). Il vaccino induce una pressione selettiva che fa sì che altri tipi di pneumococco occupino il posto di quei 7 contro i quali si vaccina. Inoltre i tipi selezionati in seguito alla pratica della vaccinazione sono spesso resistenti agli antibiotici o addirittura multi-resistenti, ossia resistenti a tutti gli antibiotici di cui disponiamo. Anche il passaggio al vaccino 13 valente non ha risolto il problema.
Non è stato un grande affare!

Foto: “Il bimbo andrà all’asilo, devo vaccinarlo?”<br />E’ una delle domande più frequenti che mi sono rivolte. Naturalmente bisogna distinguere tra le varie malattie. Il tetano non si trasmette da bambino a bambino ma solo con una lesione profonda contaminata dalle spore del batterio. Non si può contrarre mettendo in bocca terra o altro. Il rapporto  sessuale o la trasmissione per via sanguigna sono le uniche modalità di contagio di epatite B, per questo non è mai stato descritto un caso di questa malattia come conseguenza della frequenza dell’asilo. La poliomielite è scomparsa dall’Italia dal 1982, la difterite dal 1991. Queste sono le 4 vaccinazioni obbligatorie. Tra le facoltative c’è dal 2004 anche la vaccinazione contro lo pneumococco. L’efficacia nel prevenire la meningite da pneumococco non è evidente, almeno leggendo i dati della diffusione della malattia nel nostro paese: siamo passati dai 966 casi del 2003 ai 1179 del 2012. Qualcuno afferma poi che dovrebbe prevenire le polmoniti da comunità (lo pneumococco è uno specialista di questo genere d’infezioni). I dati della letteratura ci dicono qualcosa di più importante. E’ vero che a distanza di 10 anni dall’introduzione del vaccino c’è stata una significativa riduzione dei ricoveri per polmonite negli USA nei bambini sotto i due anni e negli anziani ultrasettantenni. Ma il problema è la selezione dei ceppi “cattivi” apportata dal vaccino e dello straordinario aumento, in tutto il mondo, a seguito della vaccinazione PCV-7 dell’empiema e delle polmoniti complicate. Insomma abbiamo una riduzione delle patologie più lievi, e facilmente curabili, con un aumento di quelle più gravi e difficili da curare. Questo perché lo pneumococco non è un unico germe, ma a una famiglia composta da una novantina di tipi differenti. La somministrazione di massa ai bambini del vaccino attivo per 7 sierotipi ha provocato l’aumento di incidenza di infezioni provocate dagli altri sierotipi (cioè di quelli non contenuti nel vaccino). Il vaccino induce una pressione selettiva che fa sì che altri tipi di pneumococco occupino il posto di quei 7 contro i quali si vaccina. Inoltre i tipi selezionati in seguito alla pratica della vaccinazione sono spesso resistenti agli antibiotici o addirittura multi-resistenti, ossia resistenti a tutti gli antibiotici di cui disponiamo. Anche il passaggio al vaccino 13 valente non ha risolto il problema.<br />Non è stato un grande affare!

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