Il bambino non mi mangia

Essprobleme-bei-Kindern
Non so quante volte ho sentito dire: “Il bimbo non mi mangia!” La mamma preoccupata usa il verbo riflessivo non intendendo, naturalmente, che è preoccupata perché il bambino non mangia materialmente lei, ma perché non mangia quello che lei propone, e, quindi, in senso figurato, teme che il piccolo, rifiutando il cibo, rifiuti se stessa.

Può essere utile in queste occasioni, proporre una riflessione sullo svezzamento, sullo sviluppo del gusto.
Il bambino impara a distinguere i sapori fin dalla vita intrauterina, nel liquido amniotico. Gli alimenti ingeriti dalla mamma gravida passano il filtro placentare, giungono nel liquido amniotico e vengono “mangiati” dal feto, che ne fa così conoscenza.
In seguito il suo orizzonte gustativo si amplia attraverso il latte materno, che trasmette il gusto dei cibi assunti dall’alimentazione della mamma. I bambini allattati al seno hanno, infatti, un’infinità di esperienze gustative “umane”, a differenza di quelli allattati con latte artificiale.
Ma è al momento dello svezzamento che le sue papille gustative conoscono in modo completo il gusto degli alimenti. Ovviamente il bambino mangia quello che gli viene proposto, subisce le scelte alimentari dei genitori, che a loro volta sono condizionate dalla cultura sociale, dalla collettività, ma anche dal supermercato e dall’industria alimentare. L’esperienza gustativa è condizionata dall’adulto che modifica e plasma in maniera decisiva la percezione del gusto degli alimenti, anche al di là delle naturali preferenze geneticamente determinate. La componente genetica è molto importante nelle preferenze alimentari, infatti studi sui gemelli hanno dimostrato che la scelta di cibi proteici ha una componente ereditaria del 78%, e che la scelta di frutta ne ha il 51% e quella di vegetali il 37%.
Lo svezzamento è il momento dell’incontro tra il patrimonio gustativo genetico del bambino con le proposte della famiglia. Questo incontro sarà fondamentale perché i comportamenti alimentari acquisiti nei primi mesi di vita saranno mantenuti anche nell’età adulta. E’ per questo che occorre prestare la massima attenzione in questo passaggio, compierlo quando bimbo e mamma sono pronti, nella consapevolezza che questo atto può migliorare la qualità di vita degli adulti di domani. Non vi è più dubbio che le esperienze gustative sviluppate dal bambino, dallo svezzamento in poi, tendono a condizionare le scelte alimentari nella vita da adulto: le preferenze stabilite nei primi 2-3 anni di vita saranno mantenute fino all’età adulta. C’è dunque più di un buon motivo per offrire alimenti variati e salutari fin dall’epoca dello svezzamento.
Bisogna impegnarsi per ridare allo svezzamento questa straordinaria funzione di educazione del gusto che l’industria non incoraggia. Evitiamo gli alimenti confezionati per l’infanzia e preferiamo i prodotti di agricoltura biologica a chilometro zero.
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