I bambini che visito oggi…

_MG_2630   I bambini che visito oggi sono molto diversi da quelli di trenta anni fa, quando ho iniziato la mia attività. E’ differente la demografia, il colore della pelle, la lingua di origine. E’ aumentato il tempo che trascorrono fuori dalla famiglia, con una socializzazione più precoce, mentre è diminuito quello per il gioco libero all’aperto. Non si gioca più a pallone nei cortili, ma si frequentano le scuole-calcio già a cinque anni. E’ cambiato lo stile di vita dei genitori, e quindi dei bambini: la fretta, l’essere sempre efficienti e “connessi” determina relazioni affettive e dinamiche interpersonali diverse. E’ diverso quello che troviamo in cucina, nel piatto, anche lo stile alimentare non è più lo stesso. Muta anche il concetto di salute, e di malattia. Sono sempre meno diffuse le malattie classiche dell’infanzia, mentre aumentano quelle croniche degenerative. Il loro esordio è sempre più precoce, accanto a manifestazioni  “comportamentali” prima davvero rari. Adhd, ansia di separazione, attacchi di panico, depressione, dislessia e DSA, disprassia verbale, disturbo multisistemico dello sviluppo, disturbo pervasivo, disturbi ossessivi, disturbo specifico di apprendimento, separazione conflittuale, scompenso adolescenziale: per molte di queste patologie  accanto a problematiche della sfera affettiva, sono rilevanti, a volte fondamentali, le concause epigenetiche. La mia battaglia contro l’ipervaccinazione parte, in fondo, dall’assunto che nell’uomo ci siano più risorse naturali da sfruttare di quanto non sostengano coloro che fanno affidamento sistematico ai surrogati artificiali dei meccanismi naturali, vuoi per programma, vuoi per conformismo, vuoi  per interesse.   Mi preoccupa, come atteggiamento culturale, la volontà di creare un  individuo artificiale, un individuo che di fatto è il prodotto di un progetto evolutivo durato milioni di anni ed i cui meccanismi biologici la scienza può supportare, ma non sostituire in blocco. Abbiamo fatto passi da giganti negli ultimi decenni, ma la natura ha lavorato in noi per un tempo infinitamente più lungo, sviluppando nell’essere umano meccanismi di difesa e di sopravvivenza che potranno anche essere potenziati artificialmente, ma solo al prezzo di creare individui, di fatto, più deboli, meno reattivi, meno sani, in quanto sani solo in modo estremamente artificiale, ossia attraverso la continua somministrazione di farmaci. Mi sembra che  si voglia mandare in pensione questo straordinario artefice che è la natura, proprio ora che migliori condizioni igieniche e migliore alimentazione consentirebbero al nostro corpo di collaborare con lei in modo meno traumatico di un tempo, di sviluppare il nostro sistema immunitario senza metterlo sotto stress, come invece avveniva quando malnutrizione e pessima igiene determinavano una feroce selezione tra i più ed i meno forti. Impedire programmaticamente al nostro organismo di affrontare alcune brevi, non pericolose lotte in campo aperto significa atrofizzarne a poco a poco i meccanismi di difesa. Significa anche coltivare un modello di persona che non ha fiducia nelle proprie risorse individuali, ma attende sempre la salvezza da qualcosa che l’industria farmaceutica escogiterà per lei, per aiutarla a digerire, a  dormire, ad avere rapporti sessuali, a concentrarsi, o viceversa a rilassarsi, a dimagrire, a invecchiare, insomma in una parola a vivere. Il risultato  finale è un individuo farmacologicamente dipendente. A questi individui, dal punto di vista della salute, sta accadendo qualcosa di analogo a quanto avviene a quei bambini che per ceto sociale, terra di origine o colore della pelle vengano discriminati nella scuola: divengono spesso di fatto insufficienti, si convincono ben presto che questo è il proprio destino e, rispetto alle loro possibilità di partenza, non solo avranno all’inizio dell’età adulta il posto che spetta a un subordinato, ma spesso anche la mente di uno svantaggiato. La quantità di talento, intelligenza, immaginazione che l’educazione e l’ambiente possono distruggere nei bambini dei ceti sociali non privilegiati è impressionante. In taluni casi, la distruzione delle loro capacità mentali è, nello spazio di 5 o 6 anni, così massiccia da far pensare -per analogia- ad un disturbo psichico in senso tradizionale. A me sembra che  lo stesso processo stia avvenendo anche nei riguardi dei meccanismi biologici del nostro corpo, che si ritengono a priori insufficienti, incapaci di auto-gestirsi e di assolvere i compiti per cui, di fatto, sono stati creati. E’ per questo che cerco di fornire la consapevolezza che aspetti apparentemente lontani della nostra vita, come mangiare e stile di vita, inquinamento atmosferico e effetti dell’uso massivo di farmaci e vaccini sul nostro organismo, sono in realtà collegati da una stessa catena di cause  e con-cause. Gestirle è complesso, richiede un atteggiamento vigile e consapevole, spesso impegnativo considerata la fatica del vivere quotidiano, ma è l’eredità più duratura che, al momento, possiamo trasmettere ai nostri figli ed al mondo in cui si troveranno a vivere. (dalla post-fazione del libro Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore)

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31 Comments

  1. valentinasays:

    molto interessante l articolo…..spero possiate aiutarmi …da un mese faccio fare visite specialistiche alla mia bimba di 15 mesi…..la pediatra sostien ci sia un ritardo psicomotorio …..be’ tutto e’ cominciato dal vaccino…e non so che fare e a chi rivolgermi

  2. valentinasays:

    a chi posso rivolgermi ?alla mia bambina dopo aver fatto l… esavalente e’ stato diagnosticato un ritardo psicomotorio …stiamo facendo tutti i controlli…manca quello col neuropsichiatra non so che fare…..

    • Massimosays:

      Rivolgiti al referente comilva della tua regione. Lui saprà darti delle indicazioni. Vai sul sito del comilva e cerca il nr di cellulare. Auguri.

    • Buongiorno, il dott. Serravalle è presidente dell’associazione AsSIS, di cui fan parte medici, avvocati e genitori; Valentina puoi scriverci a info@assis.it e ti consiglieremo la strada migliore per la tua bambina. Grazie

      • Giuseppesays:

        e omeopati , non dimenticate di ricordarlo.
        un conto e’ la medicina, infatti, altra cosa e’ l’omeopatia.
        per completezza di informazione andrebbe ricordato.

    • fabiolasays:

      A Lucca c’è un istituto specializzato in queste problematiche (qualora ci fosse realmente un problema ma solo loro potranno valutare).é molto all’avanguardia.si chiama INPP.

  3. Giuseppesays:

    ma la dimostrazione di quello che afferma dove la si puo’ rinvenire ?
    lei parla di ‘ ipervaccinazione’ , ad esempio, ma non fornisce alcuna indicazione ne’ sul significato concreto del termine ne’ sulla validazione scientifica dello stesso in relazione a ( suoi) ipotetici nessi rispetto alle patologie/disturbi da lei citati , patologie/disturbi che chiunque potrebbe elencare .
    Potrebbe illustrare gli studi scientifici , eventualmente basati sulla sua richiamata attivita’ , idonei a dimostrare in modo razionale ossia oggettivo , quanto da lei affermato ?
    Immagino lei comprenda che non ci si puo’ fermare ad aleatorie impressioni soggettive .

    • Rosalbasays:

      non deve aspettarsi la manna dal cielo che le faccia aprire gli occhi. Usi internet anche per documentarsi, apprendere, fare ricerca, aggiornarsi. Le persone sono così si bevono tutto ciò che gli fanno passare come valido e non sviluppano la mente critica per capire se quello che gli si propone sia realmente valido! non ci vuole la prova scientifica per vedere come 30 anni fà ci portavano nelle case di bambini con la varicella per prendere la malattia e rinforzarci il sistema immunitario…oggi invece propongono il vaccino per la varicella, ci troviamo così bambini ipervaccinati che non reggono nemmeno un raffreddore!

      • Giuseppesays:

        guardi che in internet c’e’ anche tanta cattiva informazione ( nello specifico in termini di qualita’ scientifica) quindi occorre capacita’ di discernimento.
        La mente critica non e’ quella che si autodefinisce tale illudendosi che il poter navigare su google renda competenti su medicina, ingegneria, astrofisica, biologia , geologia , fisica e altre discipline.
        Occorre invece disporre di quelle competenze che – volendo riferirci all’ambito degli studi attinenti la salute umana – consentono di capire cosa sia uno studio epidemiologico, cosa sia uno studio osservazionale , uno studio analitico , uno studio di coorte , uno studio case control , cosa sia una misura di frequenza, una misura di associazione , cosa sia il bias , come lo si gestisce.
        lei parla di bambini ‘ ipervaccinati ‘ ma non fornisce il ‘cut-off ‘ che la induce a definirli tali. Lei parla di varicella come di malattia innocua dimostrando con cio’ di non conoscerla come vorrebbe far credere .

        • Raisasays:

          Lei invece dimostra di aver grande padronanza di terminologia scientifica, questo lascia supporre che se volesse approfondire il tema trattato ne avrebbe forse le competenze ed i modi…. Ma quello che Le interessa probabilmente non è l’approfondimento per sana curiosità, quanto la provocazione per divertimento.
          La varicella è in genere una malattia principalmente benigna, che si risolve peraltro spontaneamente nel giro di “poco”… detto questo, come per qualsiasi patologia, banale influenza compresa, ci possono essere brutti risvolti, ma solitamente questo avviene in casi particolari e condizioni precise.

          In questo caso comunque, essendo un post di un sito personale, e non certo una pubblicazione scientifica con chissà quali fini, se lo lasci ricordare, avrebbero tutto il diritto di essere anche solo impressioni personali.
          Saremmo in ogni caso tutti molto incuriositi, se Lei invece volesse proporci qualche lettura differente dell’argomento sollevato!

  4. Susannasays:

    C’è una letteratura sterminato sui danni da vaccino, tutta scritta da medici che hanno visto
    SVEGLIAAAAAAA!!!!!!!

  5. laurasays:

    Un grazie infinita a lei e a chi come lei dedica la vita a questi studi e alla relativa diffusione.

  6. Davidesays:

    E’ incredibile come sia oggi totalmente smarrita (soprattutto da parte dei medici) la capacità di osservare, di farsi idee e di avere esperienze conoscitive dirette. Solo con la forza del numero, della statistica (perché il criterio unico della scienza odierna è la statistica, non la conoscenza) ci si sente “a posto”. L’approccio individuale, l’osservazione individuale, il colloquio con il proprio pediatra, la raccolta delle evidenze familiari ereditarie, solo questo può configurare una scelta di cura o di prevenzione consapevole.

    • Giuseppesays:

      la conoscenza diretta e’ sempre il punto di partenza, non di arrivo.
      la statistica serve per generare ipotesi e per sottoporle a verifica, appunto partendo dal dato di osservazione.
      l’osservazione individuale non mi ndice se y e’ causato da x.

      • Davidesays:

        L’osservazione diretta ripetuta, confrontata con altre esperienze e osservazioni, sommata alla conoscenza della storia del paziente e alla capacità del medico di vedere, intuire e capire (tutte cose che non ti insegnano all’Università né risolvono con un protocollo o con un manuale), tutto ciò porta a conoscenza. Ovvero un approccio fenomenologico e morfologico. Certamente non la “stupida” probabilità numerica.

        • Paolosays:

          Questa discussione mi interessa molto, e si ricollega ad una richiesta di informazioni al riguardo che avevo fatto direttamente al dott.Serravalle di recente. Trovo condivisibile quello che scrive Giuseppe, ossia che l’osservazione di per sè non basta, se non è poi seguita da una dimostrazione che dimostri il nesso causale.
          Il nocciolo del problema, a mio avviso, è se ci sia o meno la volontà e/o la possibilità di tener conto degli indizi (che per alcuni sono certezze, a ragione o a torto, su questo non discuto) raccolti da pediatri come Serravalle. Per esempio non capisco se i più di 700 casi di danni da vaccino gravi ufficialmente riconosciuti (mi pare di aver letto) rientrino o meno nelle statistiche, non l’ho capito. Come non ho capito in che modo gli organismi che dovrebbero garantire la farmaco sorveglianza possano avere dati scientificamente attendibili se non eseguono in modo scrupoloso la raccolta dati (io non ho avuto la sensazione che la raccolta di informazioni sulle reazioni avverse venga svolta in modo scientifico, almeno questa è la mia idea, magari mi sbaglio).
          Quindi in che modo l’idea di Scienza formalmente corretta di Giuseppe (e a cui io credo fortemente tra l’altro) si sposa con l’imperfezione umana del sistema? Questo dilemma mi angoscia, da quando son diventato genitore e mi son trovato davanti ad una scelta così difficile da dover decidere della salute di un’altra persona… :-)

        • Giuseppesays:

          non posso non rilevare che le sue osservazioni sono prive di senso in termini scientifici .
          In ambito scientifico, ossia razionale, la relazione di causalita’ si definisce attraverso gli studi epidemiologici , in particolare gli studi di epidemiologia analitica e la statistica inferenziale

          • Giuseppesays:

            intendevo riferirmi alle osservazioni di Davide, ovviamente.
            Per quanto riguarda le osservazioni di Paolo , degli ‘ indizi ‘ che sarebbero stati raccolti da Serravalle , cui fa riferimento nel suo post, non vi e’ traccia documentale pubblica , ossia sottoposta al vaglio della comunita’ scientifica.

  7. Elisa Campionisays:

    Splendido articolo, Dott. Serravalle, grazie. Apre ad un mondo di riflessioni sul nostro modo di vivere o “non vivere”. Buona giornata. Elisa

  8. Paolosays:

    Ciao Giuseppe, grazie per la risposta, anche se risponde solo parzialmente ai quesiti da me posti, d’altronde immagino tu volessi con questa risposta mantenere il focus su quanto ti interessava a te, naturalmente. Lo capisco.
    Ma vorrei porti una domanda, prendendo spunto dal commento postato alla prima posizione.
    Valentina ha segnalato una reazione avversa al vaccino, non ho motivo di dubitare che sia tristemente vera (pur restando da dimostrare l’eventuale nesso col vaccino stesso). Il punto è proprio questo. Lei ora immagino che, se adeguatamente supportata da un’associazione, capirà come segnalarla in modo ufficiale. Da quello che ho capito, questa segnalazione verrà respinta al mittente, in quanto studiare l’eventuale nesso sarebbe troppo oneroso, in termini economici ma anche di opportunità “strategica” da parte degli organismi competenti (immagino, eh, per carità! Magari mi sbaglio). Quindi questa reazione avversa non figurerà mai nella statistica. A questo punto alla povera Valentina non resterà che (se ne ha la possibilità e la forza) di affrontare un percorso in tribunale, il quale a distanza di anni, se ci sono gli estremi, riconoscerà necessariamente un danno da vaccino, non fosse altro che tutelativamente e non scientificamente. Questa reazione avversa riconosciuta dal tribunale, sempre se ho capito bene, non sarà mai integrata nelle statistiche, in quanto non scientificamente provato. (il che sarebbe logico dal punto di vista scientifico). Morale della favola, la domanda che ti pongo è questa, se i pediatri come Serravalle come dici tu non hanno un approccio scientifico, puoi sostenere in coscienza che dall’altra parte il comportamento scientifico ci sia? Puoi motivarmi la tua risposta, per cortesia?

    • Giuseppesays:

      no , la segnalazione e’ possibile da parte di ogni utente ,
      non si comprende cosa voglia dire ‘ essere respinta ‘
      , verra’ casomai studiata . La farmacovigilanza e’ cosa diversa dalla mera raccolta delle segnalazioni e gli studi di farmacovigilanza – con i relativi report ( che , ripeto , sono cose diverse dai case report e case series ) , implicano valutazioni e analisi statistiche metodologicamente distinte dagli studi formali classici . I Report sono pubblicati sul sito AIFA.

      • Paolosays:

        Perdonami Giuseppe, è evidente che hai una formazione ben superiore alla mia, faccio fatica a capire, mi limito ad intuire. In ogni caso, mi pare di intuire che la segnalazione di una reazione avversa venga effettivamente studiata (nel senso che viene valutato se possa esistere un nesso) qualora si presenti apposita segnalazione. Ho provato a visitare il sito dell’Aifa, per cercare di accedere a questi studi (report come li chiami tu, giusto?) ma non sono riuscito ad orientarmi. Mi potresti linkare la pagina precisa del sito? Sicuramente per te è questione di un attimo.

        • Giuseppesays:

          il rapporto causa/effetto e’ oggetto di studio dell’epidemiologia.
          per segnalazione si intende invece indicazione di evento , data evento, farmaco/ trattamento assunto o assunti , trattamento per l’evento , eventuale risoluzione , necessita’ di ospedalizzazione o meno , patologie concomitanti : da questa attivita’ e dall’elaborazione dei dati cosi’ acquisiti scaturisce l’identificazione di eventuali segnali .
          Nel sito AIFA , accessibile da chiunque e consultabile da chiunque , e’ possibile trovare e scaricare i report di sorveglianza.

          • Paolosays:

            Ok, capito: da una segnalazione di reazione avversa non nasce di per sè uno studio “causa-effetto”, ma alla più può dare un input per uno studio epidemiologico, qualora (immagino) ci siano i ” numeri ” che giustifichino tali studi. Quindi dalle singole segnalazioni (come dicevo all’inizio, tra l’altro) mi pare di capire non nasce di per sè alcuno studio per capire se la reazione avversa del bimbo di Valentina è effettivamente legato o meno al vaccino stesso. Quello studio ci sarebbe se partisse un’indagine epidemiologica. FORSE ho capito. Molto FORSE. Spero di non farti perdere la pazienza, tieni conto che non sono medico.
            Ti dicevo che il sito dell’Aifa sarà anche accessibile a tutti, ma io non sono riuscito a trovare nemmeno una funzione di ricerca. (c’è una funzione ricerca se cerchi informazioni di un farmaco, ma non una ricerca tematica). Quindi non mi riesce di orientarmi. Proprio non puoi linkarmi tu la pagina specifica del sito collegata a tali studi sui vaccini? Non credo sia difficile per te! Dai, per favore..! :-)

  9. Paolosays:

    Buonasera Giuseppe, mi dispiace che non mi rispondi, guarda che io sono totalmente d’accordo con te nell’aspettarmi che il dottor Serravalle dia delle delucidazioni in merito al metodo scientifico che utilizza a supporto delle sue osservazioni.
    Ripeto però che vorrei capire il metodo scientifico “accademico” per metterlo a confronto.
    Riassumo quello che ho capito da te:
    1- con le segnalazioni reazioni avverse le ASL non compiono alcuno studio sul fatto se davvero il vaccino può averle causate
    2- con studi epidemiologici si studiano eventuali nessi, ma non ho capito se ne sono mai stati fatti e con che conclusioni (per questo attendo i tuoi link)
    Tra l’altro, per aggiungere carne al fuico: una volta ero andato ad una conferenza tenuta da un medico di Epidemiologia dell’ASL, concernente l’utilizzo di pesticidi in una valle vicino a me. Mi risuona ancora nelle orecchie il sui candore nel dire apertamente: “Guardate che gli studi epidemiologici possono dire tutto ed il contrario di tutto, dipende come si presentano e chi te li commissiona”. Questa frase mi aveva fatto accapponare la pelle, detta da un medico, me la ricordo ancora a distanza di anni e volevo condividerla con te, che mi pari ferrato in statistica, quindi immagino sai bene che è la verità.

    Comunque, se qualcun altro vuole partecipare alla discussione, non mi offendo, eh!

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