Additivi da evitare

Esaltatori di sapidità, coloranti, aromi, conservanti, stabilizzanti, acidificanti, antiossidanti.
E’ questo l’elenco degli additivi alimentari che ho trovato in una confezione di tortellini. Sono solo alcuni dei tanti che assumiamo tutti i giorni, anche se cerchiamo di essere consumatori vigili e attenti. Gli additivi sono “sostanze prive di potere nutritivo o impiegate a scopo non nutritivo, che si aggiungono in qualsiasi fase di lavorazione alla massa o alla superficie degli alimenti, per conservarne nel tempo le caratteristiche chimiche e fisiche, per evitarne l’alterazione spontanea o per impartire ad essi, oppure per esaltarne favorevolmente particolari caratteristiche di aspetto, sapore, odore e consistenza” (DM 31/3/1965). Non è raro che revisioni periodiche mettano al bando alcuni prodotti perché si scopre, anche dopo anni di utilizzazione, essere nocivi, o tossici o cancerogeni o mutageni.

Attenti allo sponsor!

_MG_9692 copiaL’OMS ha elaborato un Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili per il periodo 2013-2020 che non può non essere condivisibile. Tumori, malattie cardiovascolari, diabete sono le principali cause d’infermità e morte a livello mondiale. Il loro aumento è dovuto essenzialmente ai cambiamenti di stile di vita, ad attività fisica insufficiente, ad alimentazione non equilibrata, all’abuso di alcol e consumo di tabacco. «Le conoscenze scientifiche dimostrano che è possibile ridurre in misura considerevole il carico delle malattie non trasmissibili se vengono applicate in maniera efficace e bilanciata azioni di prevenzione e cura… interventi per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili sono già disponibili e dal buon rapporto costi-benefici. Per tutti i paesi, i costi che comporta l’inazione superano di gran lunga quelli legati all’attuazione degli interventi per le malattie non trasmissibili raccomandati nel piano d’azione». Si prospettano così azioni che coinvolgano da una parte i cittadini e le comunità, dall’altra governi e istituzioni per il rispetto dei diritti umani, per l’adozione di stili di vita capaci di contrastare l’insorgere di patologie cronico-degenerative.

Non inseguirlo per farlo mangiare.

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Anita, la mamma di Francesca, una ragazza di dodici anni e di Sofia viene in ambulatorio per parlare di alimentazione. Mi dice:
” Dottore, coma svezziamo la bimba? Ha ormai 6 mesi, e vorrei sapere cos’è cambiato in tutti questi anni, è passato tanto tempo…” E’ vero, 12 anni sono tanti e anche le conoscenze sull’alimentazione sono un po’ diverse. Nel fornire le indicazioni che mi sembrano più opportune per Sofia, rifletto sul fatto che alcune proposte sono cambiate, mentre altre sono rimaste immutate. Ho sempre cercato di evitare la “medicalizzazione” dell’alimentazione (come della vita, in tutti i suoi aspetti) proponendo cibi naturali e biologici.

Il bambino non mi mangia

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Non so quante volte ho sentito dire: “Il bimbo non mi mangia!” La mamma preoccupata usa il verbo riflessivo non intendendo, naturalmente, che è preoccupata perché il bambino non mangia materialmente lei, ma perché non mangia quello che lei propone, e, quindi, in senso figurato, teme che il piccolo, rifiutando il cibo, rifiuti se stessa.