Attenti allo sponsor!

_MG_9692 copiaL’OMS ha elaborato un Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili per il periodo 2013-2020 che non può non essere condivisibile. Tumori, malattie cardiovascolari, diabete sono le principali cause d’infermità e morte a livello mondiale. Il loro aumento è dovuto essenzialmente ai cambiamenti di stile di vita, ad attività fisica insufficiente, ad alimentazione non equilibrata, all’abuso di alcol e consumo di tabacco. «Le conoscenze scientifiche dimostrano che è possibile ridurre in misura considerevole il carico delle malattie non trasmissibili se vengono applicate in maniera efficace e bilanciata azioni di prevenzione e cura… interventi per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili sono già disponibili e dal buon rapporto costi-benefici. Per tutti i paesi, i costi che comporta l’inazione superano di gran lunga quelli legati all’attuazione degli interventi per le malattie non trasmissibili raccomandati nel piano d’azione». Si prospettano così azioni che coinvolgano da una parte i cittadini e le comunità, dall’altra governi e istituzioni per il rispetto dei diritti umani, per l’adozione di stili di vita capaci di contrastare l’insorgere di patologie cronico-degenerative.


Le intenzioni sono ottime, ma cosa rendere difficile l’applicazione concreta delle direttive OMS?
“Gli sforzi per prevenire le malattie croniche vanno contro gli interessi commerciali di potenti operatori economici. E non si tratta più solo dell’industria del tabacco (Big Tabacco). La sanità pubblica deve fare i conti con l’industria del cibo (Big Food), delle bevande gasata (Big Soda) e alcoliche (Big Alcohol). Tutte queste industrie hanno paura delle regole, e si proteggono usando le stesse, ben note tattiche. Queste includono gruppi di opinione, lobbies, promesse di autoregolamentazione, cause legali, ricerche finanziate dall’industria che hanno lo scopo di confondere le prove e tenere il pubblico nel dubbio” ha dichiarato Margaret Chen, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La fotografia della salute dimostra il dilagare dell’obesità infantile. In Europa un quarto dei bambini in età scolare è sovrappeso oppure obesi. Per i bambini obesi aumentano i rischi di diabete, di disturbi cardio-circolatori e del cancro, le malattie non trasmissibili che l’OMS si è impegnata a ridurre. L’obesità può anche incidere sul rendimento a scuola, indebolire l’autostima e causare stress psicologico . Per superare il divario fra consapevolezza del problema e l’adozione di un nuovo stile di vita, tra le altre iniziative, è stato lanciato il Progetto europeo EPODE “Insieme per prevenire l’obesità dei bambini” , sviluppato in Francia nel 2004 e oggi network mondiale attivo in 15 paesi europei e extraeuropei. La particolarità sta nel fatto che gli sponsor privati dell’iniziativa sono: Ferrero. Mars, Nestlé, Orangina Schweppes . In Italia il primo progetto della rete è EUROBIS (Epode Umbria Region Obesity Intervention Study) lanciato dall’Università di Perugia e dalla Regione Umbria, e finanziato dalla Coca-Cola Fundation .
Le aziende che producono bevande zuccherate o altri alimenti non esattamente esempi si salubrità hanno corresponsabilità importanti nella pandemia di obesità, che inizia proprio in età infantile e giovanile. Numerose ricerche scientifiche provano al di là di ogni dubbio che l’ assunzione di bevande zuccherate è responsabile di sovrappeso e obesità nei bambini, e che la quantità e alla qualità del marketing è direttamente proporzionale con l’aumento di queste patologie. Accettare queste sponsorizzazioni genera confusione tra gli utenti, a vantaggio di un’industria che ha necessità di ripulire la propria immagine e dare nuova luce ai suoi prodotti.
La refezione scolastica è uno strumento formidabile per realizzare un’educazione alimentare capace di sviluppare comportamenti corretti nei bambini, incoraggiando il consumo di cereali, legumi, verdura e frutta. A scuola, insieme ai loro compagni, con il supporto didattico di personale adeguatamente preparato, i bambini mangiano tutto quello che a casa non metterebbero mai in bocca, soprattutto se il cibo è di buona qualità. Le Istituzioni devono impegnarsi nella realizzazione di progetti che coinvolgano insegnanti, personale di cucina, genitori e bambini per gettare le basi di sane abitudini alimentari. Speriamo che non venga in mente a qualche Amministratore di coinvolgere sponsor privati per far mangiare i bambini a scuola.

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