Un invito e una proposta al dottor Cavallo, responsabile gruppo vaccini dell’ACP

Egregio Dott. Cavallo,


La prego di credere che se perduro nella replica non è per spirito polemico né per mania di protagonismo ma perché vorrei capire.

È con vero piacere (mi creda, senza ombra di ironia) che riconosco nella sua risposta la libertà di giudizi che ho avuto modo di leggere in sue pubblicazioni o in precedenti comunicati della sua Associazione. A me sembra infatti che su certi punti vi sia pieno accordo: li riassumo per quanti hanno la pazienza di leggere questa nostra corrispondenza: una critica rivolta a “certi programmi vaccinali”, alla necessità di attenta e aggiornata sorveglianza epidemiologica, all’incongruenza di aumentare l’offerta vaccinale senza prove di sicurezza e di efficacia, i dubbi sull’efficacia della vaccinazione antinfluenzale, dell’HPV e dell’antipneumococcica, la necessità di superare il federalismo vaccinale, la carenza della cultura vaccinale e la cattiva qualità delle informazioni fornite ai genitori, la sottostima delle sospette reazioni avverse. Non ha esplicitato la sua opinione sulla vaccinazione universale antirotavirus, sull’antipneumococcica agli anziani, sull’antiHPV ai maschi, o sull’introduzione della vaccinazione antimeningococco B nonostante un’istruttoria con giudizi non esattamente entusiastici, ma comprendo la sua timidezza nel constatare che su così tanti aspetti della politica vaccinale abbiamo lo stesso pensiero.

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Opinioni personali e dati scientifici sulle vaccinazioni. La risposta alla lettera del dottor Cavallo dell’ACP.

 

ScreenHunter_138 Jun. 19 20.24Generalmente tendo a credere nella buona fede degli individui, anche quando abbracciano una convinzione opposta alla mia, ma confesso di cominciare a nutrire forti dubbi sulla sincerità altrui quando leggo che “sfidato” a provare quello che affermo ho preferito il silenzio. Il silenzio? Quanti hanno la pazienza di leggermi possono giudicare se io mi sia mai sottratto alla replica. Certo, non ho mai partecipato alla rissa, alla gara a chi urla più forte, non ho perso tempo a rispondere a personaggi specializzati in insulti e provocazioni. La risposta del dottor Cavallo necessita di un approfondimento perché continua a sostenere che le mie sono solo opinioni, e che non esistono evidenze scientifiche. Ma di cosa? Dell’inefficacia della vaccinazione antinfluenzale universale, delle previsioni errate e dei conflitti d’interesse nel corso della pandemia da H1N1, dell’assenza di prove che il vaccino antiHPV prevenga il cancro della cervice uterina e delle perplessità sull’utilità di estendere questo vaccino anche ai maschi, dell’opportunità della vaccinazione di tutti i lattanti contro i rotavirus, o degli anziani contro lo pneumococco o degli adulti contro l’herpes zooster? Tutti coloro che leggono usualmente articoli scientifici indipendenti possono accedere facilmente a questi dati.

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Lettera aperta a Rosario Cavallo (responsabile gruppo vaccini Acp)

 

Lettera aperta a Rosario Cavallo (responsabile gruppo vaccini Acp), Federica Zanetto (presidente Acp) in risposta a quanto scritto: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/lavoro-e-profhttp://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/lavoro-e-professione/2016-07-29/cara-fnomceo-subito-sanzioni-gli-antivaccinatori-no-ad-annunci-gattopardeschi-lettera-aperta-pediatri-acp-federazione-114715.php?uuid=ADVAIazessone/2016-07-29/cara-fnomceo-subito-sanzioni-gli-antivaccinatori-no-ad-annunci-gattopardeschi-lettera-aperta-pediatri-acp-federazione-114715.php?uuid=ADVAIaz

Egregi Colleghi,

leggo la Vostra lettera aperta inviata alla FNOMCeO e avverto la necessità di intervenire perché, nonostante non sia citato personalmente, si fa chiaro riferimento alla mia partecipazione al documentario Il ragionevole dubbio, da voi citato con indignazione in quanto accusate il video di essere “emotivamente molto coinvolgente” e di concludersi con “l’inquadratura di una targa apposta in una piazza, intitolata alla memoria di bambini uccisi dalle vaccinazioni obbligatorie”. Comprendo dalle vostre dichiarazioni che dovete avere visto il trailer, ma non il video. Ma la questione più grave è un’altra perché una cosa è infiammarsi nel difendere l’efficacia delle pratiche vaccinali, altra cosa è trovare ingiuriosa la rappresentazione della realtà.

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Mille modi per promuovere il latte artificiale

duesudue fotografia e video
pics: duesudue

Ancora poche donne riescono a seguire le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di molte Associazioni professionali e del Ministero della Salute che raccomandano l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e il suo prolungamento finché mamma e bimbo lo desiderano. Scopo di questo intervento non è accusare o giudicare chi non ha potuto o voluto allattare il proprio bambino, ma segnalare come strategie commerciali precise orientino e determinino la sostituzione del latte materno con il latte artificiale, nelle sue varie forme, tipo 1, tipo 2, o tipo 3 (perché la fantasia delle strategie di marketing è inesauribile). La pubblicità degli alimenti per i bambini occupa ampio spazio nelle riviste per i genitori: arriva sino al 26% del totale della pubblicità in tre delle pubblicazioni più diffuse, e Il 7% di queste inserzioni riguarda proprio il latte di formula.

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Non autismo ma bambini e autismi

 

autismo2Ho preparato l’esame di pediatria agli inizi degli anni Ottanta, studiando su tre libri. Il Manuale di Pediatria di E. Schwarz Tiene in 1439 pagine non cita mai l’autismo. Ne fanno una breve descrizione, appena una paginetta tra le varie psicosi, G.R Burgio e G. Perinotto in Pediatria essenziale. Nel Trattato di Pediatria di W. Nelson, U. Vaughan, due volumi di complessive 2171 pagine, l’autismo ne occupa appena due. E’ per questo che, quando ho visitato un bimbo autistico per la prima volta, ed ho letto la certificazione che attribuiva la sua condizione alla somministrazione di un vaccino, ho avuto la sensazione di inoltrarmi in un territorio sconosciuto, non ancora incluso nelle mappe della professione medica. Aveva quattro anni e un caschetto di capelli neri e lisci su un viso tondo e pallido. Entrò nella stanza dell’ambulatorio come danzando perché camminava sulla punta dei piedi e teneva lo sguardo in alto, come vedesse qualcosa sul soffitto. Che rigirasse un giocattolo tra le mani, lo scagliasse contro il muro, salisse o scendesse ininterrottamente dalla bilancia, frullasse le mani nell’aria a farfalla o accendesse e spegnesse l’interruttore della luce, sul suo viso c’era una totale assenza di emozioni. Né quell’espressione cambiò quando gettò a terra i teli che ricoprivano il lettino dell’ambulatorio, o quando si bloccò davanti ad un poster oscillando sempre sulla punta dei piedi. Lo squillo del mio telefono gli fece gettare un urlo, poi s’infilò nel pertugio della porta-finestra lasciata socchiusa e subito dopo corse dietro la scrivania per afferrare i cavi del computer.

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