Troppi antibiotici inutili ai bambini

Giulia e Adele sono due gemelle di 5 anni. Entrambe sono state sottoposte sinora a 20 cicli di antibiotici, alcune volte anche senza patologia manifesta, ma “per prevenzione” la malattia che presentava la sorella. Pietro ha assunto antibiotici 10 volte nei suoi primi 26 mesi di vita. Enea, 11 mesi, ha un fratello che frequenta la scuola materna e pertanto si ammala anch’egli frequentemente: ha praticato ad oggi 4 cicli di antibioticoterapia.

Sono solo alcune delle storie che raccolgo nel mio ambulatorio, eppure si tratta di bambini sani, che non soffrono di patologie particolari, frequentano le scuole adeguate alla loro età, sono seguiti con attenzione e affetto dalle loro famiglie. Non sono nati con complicanze, non hanno presentato infezioni neonatali, crescono regolarmente, ma si ammalano spesso: febbre, tosse, raffreddore, alcune volte diarrea e otalgia, da settembre a giugno. E la prescrizione è sempre la stessa. Dieci giorni di antibiotici.

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Malati e non saperlo

Non è la prima volta che un branco di ragazzi tortura e uccide una persona anziana e fragile. Le cronache raccontano spesso di gruppi di adolescenti e giovani che infieriscono su persone senza dimora, su extracomunitari, su omosessuali, su donne, su semplici passanti. Bullismo, aggressività, ignoranza, violenza, egoismo, onnipotenza, superficialità, prevaricazione muovono i comportamenti dal branco che individua nelle persone considerate diverse le vittime da annientare. Quello che colpisce della vicenda di Manduria non è solo la disperata condizione di quei giovani che hanno perso il sentimento della compassione e vivono l’assenza di affettività e di emotività prevaricando e usando violenza contro tutto e contro tutti. Colpisce ancora di più l’assenza di reazioni da parte di quanti sapevano e non sono intervenuti, i compagni che hanno visto i filmati sui social e hanno taciuto, i vicini di casa che hanno abbassato le tapparelle delle finestre e serrato le porte, le famiglie che hanno abdicato all’obbligo educativo, la scuola incapace di insegnare il rispetto dei diversi.

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Purché stia buono

Filippo ha sei anni, frequenta la prima elementare e vive a Pisa. La mamma lavora a Firenze, il padre è agente di commercio e quotidianamente viaggia tra centro e nord Italia. Per questo Filippo è affidato alla pre-scuola fino alle 8,20, quando iniziano le lezioni. Alla loro conclusione Filippo è prelevato e condotto al dopo-scuola, dove fa i compiti e rimane sino alle 18,30. Verso quell’ora un genitore trafelatissimo riesce a riprenderlo per tornare a casa, dove giocherà alla Play Station sino alla cena consumata davanti la televisione, e andare a letto.

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Un invito e una proposta al dottor Cavallo, responsabile gruppo vaccini dell’ACP

Egregio Dott. Cavallo,


La prego di credere che se perduro nella replica non è per spirito polemico né per mania di protagonismo ma perché vorrei capire.

È con vero piacere (mi creda, senza ombra di ironia) che riconosco nella sua risposta la libertà di giudizi che ho avuto modo di leggere in sue pubblicazioni o in precedenti comunicati della sua Associazione. A me sembra infatti che su certi punti vi sia pieno accordo: li riassumo per quanti hanno la pazienza di leggere questa nostra corrispondenza: una critica rivolta a “certi programmi vaccinali”, alla necessità di attenta e aggiornata sorveglianza epidemiologica, all’incongruenza di aumentare l’offerta vaccinale senza prove di sicurezza e di efficacia, i dubbi sull’efficacia della vaccinazione antinfluenzale, dell’HPV e dell’antipneumococcica, la necessità di superare il federalismo vaccinale, la carenza della cultura vaccinale e la cattiva qualità delle informazioni fornite ai genitori, la sottostima delle sospette reazioni avverse. Non ha esplicitato la sua opinione sulla vaccinazione universale antirotavirus, sull’antipneumococcica agli anziani, sull’antiHPV ai maschi, o sull’introduzione della vaccinazione antimeningococco B nonostante un’istruttoria con giudizi non esattamente entusiastici, ma comprendo la sua timidezza nel constatare che su così tanti aspetti della politica vaccinale abbiamo lo stesso pensiero.

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