Mille modi per promuovere il latte artificiale

duesudue fotografia e video
pics: duesudue

Ancora poche donne riescono a seguire le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di molte Associazioni professionali e del Ministero della Salute che raccomandano l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e il suo prolungamento finché mamma e bimbo lo desiderano. Scopo di questo intervento non è accusare o giudicare chi non ha potuto o voluto allattare il proprio bambino, ma segnalare come strategie commerciali precise orientino e determinino la sostituzione del latte materno con il latte artificiale, nelle sue varie forme, tipo 1, tipo 2, o tipo 3 (perché la fantasia delle strategie di marketing è inesauribile). La pubblicità degli alimenti per i bambini occupa ampio spazio nelle riviste per i genitori: arriva sino al 26% del totale della pubblicità in tre delle pubblicazioni più diffuse, e Il 7% di queste inserzioni riguarda proprio il latte di formula.

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

Non autismo ma bambini e autismi

 

autismo2Ho preparato l’esame di pediatria agli inizi degli anni Ottanta, studiando su tre libri. Il Manuale di Pediatria di E. Schwarz Tiene in 1439 pagine non cita mai l’autismo. Ne fanno una breve descrizione, appena una paginetta tra le varie psicosi, G.R Burgio e G. Perinotto in Pediatria essenziale. Nel Trattato di Pediatria di W. Nelson, U. Vaughan, due volumi di complessive 2171 pagine, l’autismo ne occupa appena due. E’ per questo che, quando ho visitato un bimbo autistico per la prima volta, ed ho letto la certificazione che attribuiva la sua condizione alla somministrazione di un vaccino, ho avuto la sensazione di inoltrarmi in un territorio sconosciuto, non ancora incluso nelle mappe della professione medica. Aveva quattro anni e un caschetto di capelli neri e lisci su un viso tondo e pallido. Entrò nella stanza dell’ambulatorio come danzando perché camminava sulla punta dei piedi e teneva lo sguardo in alto, come vedesse qualcosa sul soffitto. Che rigirasse un giocattolo tra le mani, lo scagliasse contro il muro, salisse o scendesse ininterrottamente dalla bilancia, frullasse le mani nell’aria a farfalla o accendesse e spegnesse l’interruttore della luce, sul suo viso c’era una totale assenza di emozioni. Né quell’espressione cambiò quando gettò a terra i teli che ricoprivano il lettino dell’ambulatorio, o quando si bloccò davanti ad un poster oscillando sempre sulla punta dei piedi. Lo squillo del mio telefono gli fece gettare un urlo, poi s’infilò nel pertugio della porta-finestra lasciata socchiusa e subito dopo corse dietro la scrivania per afferrare i cavi del computer.

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

LA MENINGITE IN TOSCANA

lisbona-canon 077 I giornali a caratteri cubitali annunciano che in Toscana dilaga la meningite … Cosa sta succedendo davvero?

 

Non è un’epidemia

 

Innanzitutto smettiamo di usare il termine di epidemia; siamo in presenza di un outbreak, cioè si è verificato un numero di casi di malattia superiore a quello che normalmente ci si aspetterebbe in quella comunità, in quell’area geografica in un determinato periodo di tempo. La definizione di epidemia dell’Organizzazione Mondiale della sanità di malattia meningococcica si applica quando si verificano un numero > di 100 casi/100.000 abitanti/anno[1]. Questo avviene unicamente nei paesi dell’Africa Sub-Sahariana che fanno parte della “African Meningitis Belt” che va dal Senegal all’Etiopia. Negli altri Paesi raramente si verifica un numero di casi tale da poter usare il termine di epidemia.

 

Leggi l’articolo completo sul sito di Assis cliccando qui. 

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

I bambini che visito oggi…

_MG_2630   I bambini che visito oggi sono molto diversi da quelli di trenta anni fa, quando ho iniziato la mia attività. E’ differente la demografia, il colore della pelle, la lingua di origine. E’ aumentato il tempo che trascorrono fuori dalla famiglia, con una socializzazione più precoce, mentre è diminuito quello per il gioco libero all’aperto. Non si gioca più a pallone nei cortili, ma si frequentano le scuole-calcio già a cinque anni. E’ cambiato lo stile di vita dei genitori, e quindi dei bambini: la fretta, l’essere sempre efficienti e “connessi” determina relazioni affettive e dinamiche interpersonali diverse. E’ diverso quello che troviamo in cucina, nel piatto, anche lo stile alimentare non è più lo stesso. Muta anche il concetto di salute, e di malattia. Sono sempre meno diffuse le malattie classiche dell’infanzia, mentre aumentano quelle croniche degenerative. Il loro esordio è sempre più precoce, accanto a manifestazioni  “comportamentali” prima davvero rari. Adhd, ansia di separazione, attacchi di panico, depressione, dislessia e DSA, disprassia verbale, disturbo multisistemico dello sviluppo, disturbo pervasivo, disturbi ossessivi, disturbo specifico di apprendimento, separazione conflittuale, scompenso adolescenziale: per molte di queste patologie  accanto a problematiche della sfera affettiva, sono rilevanti, a volte fondamentali, le concause epigenetiche. La mia battaglia contro l’ipervaccinazione parte, in fondo, dall’assunto che nell’uomo ci siano più risorse naturali da sfruttare di quanto non sostengano coloro che fanno affidamento sistematico ai surrogati artificiali dei meccanismi naturali, vuoi per programma, vuoi per conformismo, vuoi  per interesse.  

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook

Presa (in giro) diretta (da chi?)

 

L’inchiesta televpresa_direttaisiva è un’indagine che mira a ricostruire lo svolgimento di certi avvenimenti o ad approfondire temi di attualità. L’inchiesta appartiene al genere dell’informazione, di cui è anzi una tipica espressione. E’ su per giù a questa definizione di Aldo Grasso, pubblicata a p. 360 dell’ Enciclopedia della Televisione della Garzanti, che ho pensato quando una giornalista di RAI3, che ho scoperto poi essere Liza Boschin, mi ha telefonato chiedendomi un’intervista. “I tempi della televisione sono stretti- mi ha detto al telefono lunedì- e la trasmissione, Presa diretta, va in onda domenica. Possiamo vederci al più presto?”

Condividi:
Email this to someoneTweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook